2) - Patrizia Martini: sul Surrazionale 1980

2) - Patrizia Martini: ... per il Surrazionale l’uomo è dato come limite? Non era dunque a Sua immagine... (e somiglianza)?

Paolo Navale: ... né l’osservatore umano, né le sue capacità intellettive sono tali da poter definire la propria prospettiva (le democrazie contemporanee possono reggere solo se la gente ha molta cultura e coscienza collettiva), che in epoca contemporanea dovrebbe essere intesa come trasposta dall’io al sé semantico, ossia al linguaggio vasto del “sur” che, nella sfera della consapevolezza è simmetrico rispetto all’inconscio. Parliamo dunque della sfera alta della consapevolezza, non oscura ma chiara, relativa al nous attuativo, interattivo (il nous poietikos) che è per lo più razionale, e non dell’aspetto passivo dell’inconscio (il nous pathetikos) che è per lo più solo emotivo. L’inconscio naturale deve però, sempre e comunque prevalere su quello falso, quello di oggi, divenuto solo mediatico e artificiale, completamente dissociato dalla natura, e questo lo si può ottemperare, solo con una consapevolezza surrazionale che vedremo. Infatti, non ci si illuda: la realtà di superficie, quella del bulbo oculare, non è mai auspicabile. Il surrazionale non è un termine che può essere applicato al simbolismo neo-figurativo o al ritorno funesto del neoclassicismo vetusto, che sia pur in veste tecnologica, rimane verista e nostalgico. Il surrazionale è quel non- che alla poetica di Bachelard, arriva attraverso Jung dal lontano Oriente. Sarebbe appunto la non-dualità, ora, qui, storicamente risolta, che sostanzialmente diventa filosofia critica e iconoclasta. Solo la critica iconoclasta può creare la storia, l’accettazione passiva dello status quo e il riordino di quest’ultimo secondo il ricettario imposto del conformismo detto main stream, atto a livellare tutto, non crea invece né cultura né coscienza, ma solo crisi irrisolte. Noi chiediamo soprattutto che il femmineo (cioè la differenza tra il sensibile e il senziente), non sia l’ennesima crisi irrisolta dello stesso sistema che l’ha creata per giustificare le sue fallacità. Molta arte di oggi ignora proprio questo, che il livellamento ugualitario e al ribasso, è voluto da dietro le quinte dai poteri occulti per fini anti-democratici. Questo però, non lo ignora il surrazionale corrente… che è evolutivo rispetto al passato. Ci sono critici che, fin troppo faziosi, censurano gli artisti imponendo loro e senza riscontro, una massificazione che ha come verità unica, l’ideologia insita nel pensiero egemonico, quello mediatico, che converte lo spirito al materialismo, divenuto oggi l’unica autentica religione imposta in maniera subdola dai media e da chi per loro, dietro la facciata buonista e puritana del pensiero liberale. L'inconscio mediatico, come unica fonte d’ispirazione, è oggi contrapposto di netto all’inconscio naturale, libero da influenze, salubre e senza effetti collaterali. Ci dimentichiamo spesso che le leggi della scienza sono in primis le stesse leggi della natura, e che lo spirito rientra in queste leggi; e ci dimentichiamo anche che la natura ha un’anima che per alcuni è solo da ripudiare, per il trionfo dell'egolatria dell’io imperante, asservito alla mercificazione odierna dei valori materialistici. Il surrazionalismo è invece sovra-coscienza e contempla le ragioni dello spirito, che sono invero tante. Nel fare questo non rinnega per niente la razionalità così come sino a oggi l’abbiamo conosciuta ma crede che così come nella scienza, anche in natura la ragione ultima, dunque razionale, che è del super-sottile, sia difatti spirito. Spirito surrazionale. 

Invece, l’arte fine a sé stessa, suggestionabile ricettacolo di un’emotività patetica e sentimentale, è encomio che occulta i valori del consumismo, che non solo in arte, sono tali solo a partire da una grave mancanza di cultura della ragione, che pertanto non può essere sinonimo di surrazionale. Così va la disinformazione, la verità calata dall’alto: la manipolazione delle masse attraverso la disinformazione subdola, che è oggi l’unico scopo dei media. Se chiedete a un conservatore quale sia il contrario di classicismo, costui, ignaro di tutti i termini di riferimento, vi risponderà anti-classicismo. Semplicistico... di parte! Fazioso! Il surrazionale che è coscienza universale, dalla quale promanano tutte le coscienze relative, è invece sorretto dal contrario assoluto del neo-classicismo che non è altro che l’animismo delle culture pre-classiche. Per alcuni aspetti queste ultime, erano infatti matriarcali ma ancora del tutto irrisolte, sino a quando poi, fu percepita la dimensione non più solo emotiva e irrazionale e dunque non più solo corporea del mondo circostante, ma l’ampiezza extra-individuale, la coscienza del Tutto (olistica), definita poi  come nous. Una dimensione appunto extra sensoriale, intesa come anima universale, dunque il sé nella sua accezione di mente intuitivo-analogica e connotazione suprema del rapporto anima-animus quando questo è interiormente risolto e risolutivo. Tale animismo, era specifico di quelle culture che hanno preceduto l’Occidente greco-romano, ora decaduto e altro Occidente non c’è. Non confondiamo però i termini. Animista era certamente anche Giordano Bruno e anti-animista e classicista fu la Chiesa quando per decretare se le donne avessero un’anima, riunì in consiglio l’intero gotha della sua intellighenzia. Sono invece gli animisti che da sempre dicono che tutto ha un’anima. 

Contro il materialismo fine a sé stesso il surrazionale decreta che, è proprio l’anima che, trascendendo il tutto, supera la ragione senza però mai rinnegarla. La scopo è semmai, quello di enfatizzare la ragione e la ragionevolezza con un primo intento: la capacità non più egoica, ma infine, logico-deduttiva e dunque analitica delle persone, intesa come strumento atto a riequilibrare la loro estrema emotività e dunque irrazionalità spesso isterica. Va da sé che di là dalla razionalità grezza, fine a sé stessa, o dell’emotività subconscia e a-critica e dunque consolatrice, occorre e lo si può fare solo con il raziocinio, ritrovare lo spirito sottile e dunque la coscienza sovra nominale. L’arte è parte integrante del compimento dell’opera interiore e come questa ultima “deve essere” un perenne stato di crisi (antitesi di tutto ciò che è consolatorio e scontato) altrimenti “non è”. L’anima che è oggi infettata dal sistema “divistico” in cui viviamo tutti, ripudierebbe altrimenti la mediocrità e la manipolazione necessaria per annullare tutte le grandi utopie e ridurle al silenzio. Manipolazione che avviene attraverso le emozioni delle masse e il cui pensiero unidirezionale è oggi conformista, perché a danno delle  aspirazioni legittime di tutti, è espressione dei poteri occulti, i quali sanno bene che al popolino non bisogna mai togliere le sue fantomatiche illusioni e che anzi per controllarlo per bene occorre che queste siano enfatizzate e scialacquate al ribasso.

Patrizia Martini. Colloquio con Paolo Navale. Da: note sparse. Sassari 1980. (Testo rivisto nel 2016).