7) - Franco Manconi: sul Surrazionale. 1983

7) - Franco Manconi: il Surrazionale realtà a sé stante, che come l’etere permea il tutto. Un ritorno alle origini?

Risponde Paolo Navale: Un ritorno alle origini; … qualsiasi definizione della realtà è per forza una definizione “riduttiva” della realtà e questo anche in termini positivisti. La realtà separata dall’anima è superata dal fatto stesso che l’anima (così come anche l’ineffabile) è tale solo prima d’essere definita, prima d’essere ridotta, livellata ai parametri relativi alla forma, al canone obsoleto, nonché prosaico dello osservatore e di tutto ciò che è statico e retrogrado: il simbolo, nonché la benemerita scrittura. Ci sono sempre due facce nella stessa medaglia, usurpare diritti non è come riconoscere che questi non siano affatto il parapiglia dei propri desideri e comunque ben si sappia, al di là del proprio io (spesso ipertrofico) i diritti sono solo quelli universali (solo quelli che strutturano la società) e non quelli di parte, faziosi e personalistici, del proprio apartheid politico. Dunque, i diritti vengono con un carico enorme di responsabilità e hanno sempre un lato positivo e uno negativo, intrecciati insieme non solo con i doveri. Bieco chi vede un lato solo della medaglia, quello relativo al proprio io desueto e fagocitante. La capacità di ridurre il reale a qualcosa che il proprio io riesce a cristallizzare per scopi suoi (senza però scomodarsi affatto) implica che il possibile sia sempre più grande di quel reale cosi come inteso da noi umani, limitatamente come noi lo concepiamo. Così assimilato a un’ampiezza reale, che poi sarebbe quella del sé supremo, il simbolo ... infine si spegne e muore. Ricordo a tutti che la Fenice non è un uccello mitico, ma una palma nana originaria del Libano, appunto Fenicio, presente in tutto il Mediterraneo, la quale quando brucia risorge l’anno dopo dalle proprie ceneri. Da qui accezione surrazionale per eccellenza: la rivalutazione critica di tutte quelle culture non scritte, che fortuna loro non sono mai state né codificate da un qualche alfabeto, né perciò definibili ma che con altrettanto zelo e capacità, hanno in serbo una loro visione del mondo, una loro cosmogonia unificante, una loro “teoria” di unificazione (come quella delle quattro forze e leggi dell’universo primigenio, versione alchemica dei quattro elementi primari) che regola l’universo nella sua accezione a-temporale del vuoto inteso come valore neutro del tutto. Una visione olistica e dunque animista che,  ... sia pure da sempre usurpata dalla classicità imperante (che da sola incarnava invece che il territorio l’egemonia dell’impero) è comunque sempre rimasta nascosta, eppure sempre in divenire. Vedi il latino morto e il sardo invece ancora vivo! Per fortuna tale tradizione animista... la più autentica e verace, quella diremmo noi oggi, d’impronta surrazionale, è già stata intuitivamente messa a fuoco nell’arte concettuale e questo appena prima del surrazionalismo per esempio di Musil, che non a caso è del (1912?) 1921, anno in cui contro il rigore logico-razionale, oppure contro il dominio, invece assolutamente necessario del mentale sulle emozioni, inizia lenta, la gestazione del surrealismo. 

Poi più di recente, attraverso Piero Manzoni e Janis Kounellis, attraverso la continuità di quella che ante-litteram era ed è “arte concettuale” e prima ancora, l’arte povera, che insieme a un atteggiamento dadaista, dunque ironico e iconoclasta, ma senza estremismi di sorta è, nel suo minimalismo, del tutto aderente al surrazionalismo evolutivo, che promulga infatti la negazione di ogni estremismo. Inoltre, se di corrente si trattasse, con il surrazionalismo siamo alle prerogative culturali di un modus vivificante e non certo di maniera; inevitabile laddove il processo creativo, qualunque esso sia, implica appunto la perdita del proprio io, un concetto non definibile e dunque non relativo alla forma; ossia il non-essere... equiparabile al risveglio. Modus che forma un esistenzialismo che come in letteratura, anche in arte, ha oggi una portata amplissima. Esistenzialismo olistico, dunque animista che si avvale di ciò che è contemplato anche nella scienza, là dove, a detta anche, ma non solo, di Richard Feynman: l’esistenza per esempio delle particelle, non sarebbe diversa da quella degli uomini. Leggete meglio: l’esistenza delle particelle non è diversa da quella degli uomini!? Sì, l’esistenza viva, che contrapposta al simbolo morto (simbolo che è sempre sclerotizzato) non è meno dubitativa, cognitiva... esplicativa di quella delle particelle. L’esistenza di queste ultime, è anch’essa sottomessa al libero arbitrio!? Un’esistenza esistenziale, dotata di “libido”, certo non sottomessa a quest’ultima, dunque animista, dunque surrazionale. Il tutto dotato di un’anima che noi qui, definiamo sovrasensibile, ossia la dimensione olistica del paradigma surrazionale. Ne consegue che il surranca, uomo o donna che sia, è prima di tutto persona, dunque è libero da un’identità genitale che semmai verrebbe in ultima istanza, relegata alla sua dimensione più cospicua, al netto cioè della dimensione intima (e dunque non sociale) di ognuno di noi. 

Un surranca segue, infatti, delle regole ispirazionali, porta un velo ipotetico ossia si copre il mento o la bocca non appena può e non parla mai, ama molto il silenzio e sempre disponibile al servizio, è ricettivo e amorevole con tutti. Compassionevole amante della pietas, non di meno è critico, soprattutto (ma non solo) verso sé stesso. Come soluzione di continuità, ricerca la regola inclusiva (francescana) della contemplazione interiore, da cui lo sguardo interiore; un atteggiamento remissivo-intuitivo di neutralità, che a differenza dell’emotività fine a sé stessa, promulga la negazione di ogni e qualsiasi estremismo ed oligarchia di parte. 

Paolo Navale: dialogo con Franco Manconi. Nuoro 1983.