8) - Ian Phil: sul Surrazionale. 1985

8) - Ian G. (?) detto "Phil "; il Surrazionale connubio tra ragione e spirito?

Risponde Paolo Navale: ... ragione e coscienza, ossia un’arte del silenzio... del ritegno contemplativo, del diniego. Un esercizio supremo, un’arte della meditazione che, lo ripeto, punto fondamentale, supera di gran lunga i nostri labili sensi che, in ultima analisi, sono relativi al nulla, ossia sono fagocitati dalla commozione emotiva. Un’arte debole, poco profonda, dunque non inerente al vuoto, all’assenza di un io, ma solo... al nulla ipotetico! Un’arte obsoleta, espressione estremista del nulla dato dalle emozioni. Un nulla che in sé crea il nulla; spesso il nulla isterico è proprio l’estremismo irrazionale che difatti è basato solo sul compiacimento dell’auto-commiserazione intimista. Giustificabile (?) ma non strutturante la società, che ha bisogno, non di attendere i desideri di qualcuno, ma di una sempre maggiore obbiettività e analisi critica contestuale. Il nulla invece, è la negazione nichilista di tutto ciò che ci sorpassa e in virtù del riduzionismo di cui ho detto sopra, è confondere i propri desideri inconsci con la realtà sino a non sapere più distinguere il vero dal falso. Tale la pretesa di chi imita senza nemmeno conoscere: il vuoto ha invece ben altra necessità, ben altra resa, ... è magistero! 

Il vuoto è ciò di cui tutto si nutre, tutto si nutre soprattutto dell’energia neutra del vuoto, ma di questo argomento, non voglio parlare. Non voglio desumere niente. 

In arte non esiste democrazia e chissà se lo saremo ancora per molto tempo ... tutti noi, seguaci di questa falsa democrazia. Estremizzando la democrazia si arriva al totalitarismo e, la deriva dei desideri che si vorrebbero essere diritti, è la più plebea. Per far sì che la democrazia possa essere effettiva, il popolo deve sostanziare il proprio arbitrio. Prima di tutto essere informato per bene e avere moltissimo spirito critico e cultura della ragione e non, com’è ridotta oggi la gente, vittima delle proprie emozioni attraverso un’informazione fittizia che commuovendo alla lacrimuccia facile, verte all’apartheid e alla disonestà intellettuale, voluta dal divide et impera in atto a tutti i livelli nella informazione. Già di per sé, senza che questa cosa la sfruttino i media e l’informazione da loro gestita, e solo per sussistere in quanto tale, l’io già scinde il sé e questo lo fa creando i propri estremismi di cui gode essendo però, nel contempo, la principale vittima. Il problema è che, incapaci di veder il l’ulra-sottile e privi di alcun sensibile, (il sensibile non è la commozione o la lacrimuccia facile, né il patetismo emotivo perlopiù femminile) gli estremisti vedono solo gli estremismi altrui e si rapportano solo a questi, spesso incitandoli indirettamente, e per giustificare i loro. Tutto questo è il fondo della scissione interiore alla quale il surrazionale potrebbe ovviare molto facilmente. 

Per rimanere nello specifico esiste (soprattutto in arte), una profondità consapevole (sensibile), che però sorpassa la nostra ragione: l’indagine dello spirito. Questa indagine è una qualità suprema del sé ed è il frutto del connubio (riflessivo, pensato, mediato), tra emozione e ragione e che comunque non è mai (come purtroppo quasi sempre è in arte) l’emotività fine a sé stessa, che ha si, a volte, o raramente, una intelligenza sua congenita ma  più spesso anche altrettanta idiozia irrazionale. L’indagine razionale dello spirito è invece una qualità a sé, che si evince anche dal fatto che tutto il resto è pressoché merda relativa solo alla nostra emotività che, dicevo, da sola è troppo spesso senza merito né costrutto. Ora però a detta della maggior parte dei critici e al contrario delle avanguardie diciamo tarde (di cui Bachelard, almeno attraverso i suoi scritti, è stato ispiratore indiretto e spesso in incognito) la stragrande maggioranza dell’arte che si fa oggi in provincia non supera affatto ma ha invece a che fare solo e soltanto con una sensualità pedante e dunque solo emotiva e romantico-decadente. Ripeto: un’arte solo sentimentale e dunque irrazionale, che crea i propri mostri. Nessuna energia intellettiva! Anzi, ... purtroppo, anche se zombi, alcuni... (alé!)  perché no?!! Pure si danno all’arte! In tarda età... Pure!!! Tutti seguaci di quella decadenza emotiva che il surrazionale combatte da sempre! Dunque è proprio così che invece di restituire merito al lascito magari irrisolto, ma pur sempre eccellente di Bachelard, abbiamo oggi, la mediocrità imperante; la frolla banalità del nulla: la banalità del male... che, dicevo, trova facilmente una sua resa, che però è solo obnubilante e statica. 

Non può esserci coscienza senza ragione, né ragione senza coscienza. 

La voluttà di certa arte è spesso dettata da una sciattezza, puerile perché solo viscerale, che è  spesso espressione di una ingannevole arroganza piena di protervia.

Colloquio tra Paolo Navale e Ian detto "The Phil". Squatt di Highgate Village. Londra 1985