12) - Anna Applegate: sul Surrazionale 1986

 12) - Anna Applegate: sul Surrazionale 1986.  

Anna Applegate: questa mattina ad Anthony hai detto che più egotica è la persona e più abnorme è l’io che spesso ne deriva. E una frase tua, relativa al termine surrazionale... oppure...

Paolo Navale risponde: ... no, credo averla presa dalle vicissitudini del Cristo, semplici, attuali e dalla considerazione, del fatto che, il mondo contemporaneo rinnega oggi il suo messaggio. Un Cristo metaforico intendo, un messia pari ai profeti umanisti, che non decadranno (come invece farà questo secolo, retaggio dell’ottocento). Un uomo - quale siamo noi tutti, in quei piccoli istanti di veridicità che sono il dono supremo e spesso invisibile della rinuncia - insegna a sacrificarsi agli altri. Così scopriamo che la risurrezione (l’illuminazione) è un mistero...  surrazionale: col tempo, dare per morire, è l’unico modo di rinascere, altrimenti col tempo saranno inesorabili le tenebre della morte. Però per non dare le proprie perle ai porci o lo zafferano all’asina puzzolente, sarebbe sempre meglio non parlare della propria ricerca interiore. Piuttosto ci si deve distinguere sempre per riguardo e ritegno (per rinuncia), e poi riporre il proprio credo nello scrigno più prezioso della propria interiorità, della propria intatta identità e ricerca personale e aspettare che fiorisca così, in silenzio, dando i suoi frutti a tutti; frutti difficili da vedere, non certo ovvi e che comunque nessuno deve ostentare se non attraverso il silenzio. Tale ritegno, al quale io sono qui venuto meno, è contemplativo e fra l’altro è la quintessenza del surrazionale evolutivo, cioè del sensibile anche maschile (e non solo del sensibile femminile) che fra l’altro è la vera autentica vittima della storia. Tutto ciò, nessun senso escluso, penso sia ciò che di più ampio possa esistere e va strenuamente difeso dalla mediocrità che, indistintamente, anche quando è puerile e sprovveduta è sempre solo maligna, falsa e ipocrita. Oggi più che mai è proprio dei mediocri l’aspetto più vile; che laddove ci sono grandi idee che con riverenza e rispetto vanno prima di tutto tutelate, arrivino sempre gli zombi a trasmutare queste in un’infima farsa. Però, finita la vanagloria, tutti nudi in piazza... è così la mediocrità. Può anche illudersi d’essersi vestita della pelle di un leone (o di una tigre) ma l’attimo dopo, ritorna tale e quale a sé stessa. Nuda. A cosa servono le grandi idee? A sminuire la mediocrità e a smascherarla. Le grandi idee devono essere preservate, un po’ velate, dalla mediocrità imperante, che non danneggi il loro lato esoterico, utile alla evoluzione silente di tutti.

A.A. ... il surrazionale come atteggiamento di umiltà, un dono? Il raccoglimento interiore di un presupposto di ricerca? Non è invece ciò che già fanno tutti i grandi (artisti)...

P.N. Al di là delle apparenze, si! Questo è ciò che fanno coloro che sanno pensare, ma soprattutto sentire, Sanno adoperarsi non per sé stessi. Considerano le loro idee non loro in quanto tali ma vagito del nous, verbo del genius loci da fecondare. Tanto che, al di là delle boutade di superficie, al di là della canzonatura, lo sanno tutti… lo spirito ha una gestazione sua veramente lunga e la puerpera di tale gestazione, come anche in Bachelard, è l’identità locale, oggi molto diffamata. L’artista è solo un medium, tacito ma consenziente, che per anni deve rimanere discretamente nel silenzio più rispettoso; quel riguardo esegeta che la rivelazione impone eventualmente a tutti. La storia è piena di Salieri che senza rendersene conto, si comportano come un elefante in un negozio di porcellane. Invece per chi è dotato di sguardo interiore, la preoccupazione maggiore è preservare la propria umiltà e difendersi dall’ostracismo del popolino vile. L’inconscio mediatico di certe persone non sente più e si limita solo a fotocopiare, nel proprio cervello, le ricette imposte dai media! 

A.A. Oggi purtroppo l’evento viene prima della ricerca paziente e meditata e prima del progetto. Il progetto surrazionale è da lei considerato come vivaio la cui gestazione è soprattutto spirituale?

P.N.  Solo per il divenire del mondo, e non per nessuno di noi individualmente, il surrazionale si sta preparando, in modi a noi del tutto invisibili ma la mediocrità impera. L’apparire!... A tutti i costi! Ora! Subito! L’ego! Sempre a discapito della qualità: sfacciatamente, gli stolti, la pensano così, pieni di protervia, privi d’interiorità, di profondità, di sguardo interiore. L’ho già detto: l’appartenenza è sempre identitaria, il progetto a lungo termine è un fatto che non può essere il manifesto della superficialità imperante, mentre i mediocri ridondano su tutto il loro ingannevole cammino. Senza il ritegno della propria sguaiata sciatteria, la spettacolarizzazione in piazza di un ennesimo show, farsa di cui non sapevamo ancora come fare senza(¿!)... ah! Noto che i sedicenti movimentisti, di cui Duchamp e Bachelard sarebbero fieri(¿! erkhhh!!!), hanno ora sì, il fascinoroso nome, ora... Finalmente! Un termine persino francesizzante!!! Troppo suggestivo... Ajò!!! Sono stati fulminati dall’arte surrazionale che però ancora non conoscono! Ah! Suggestionarli è stato facile; la loro emotività... così labile, blanda, di superficie. Il loro intento non rende, sono in crisi, pensano così di raccattare qualche facile attenzione. Io li ringrazio, sono stati sperimentali al mio di percorso; mi dispiace però che vadano dicendo che li ho usati come cavie, lasciandoli poi alla loro deriva. Non è vero! Anche se poi, gli errori fatti da loro, grazie a loro, ora, io, (forse), lo spero, cercherò di evitarli, d’ora in poi... ma, non so... Mi invitavano dappertutto, ma a tratti erano ossessivi, non volevano lasciarmi, e così si sono risentiti dicendo che ero over the top, ma io, volevo solo che non si concentrassero su di me. Ho detto loro; la differenza tra un folle e un frick è che uno dei due sa che sta giocando... Il folle lo lascino dunque fare a me; loro invece facciano altro! You know, you are pivotal (to us) mi dicevano, ma un artista surrazionale è indipendente da tutto e da tutti. Non ha padri putativi; non ha adipi edipiche irrisolte, né maestri a cui fare i dattilografi o spiegare ad altri il suo pensiero. Poiché il minimo è solo realizzabile in chi ha reso l’io, non bisogna impedire che il pensiero di un filosofo (o di uno starets) sia illuminante persino per il ciabattino, per le pétrisseur, le maréchal-ferrant, le forgeron, che lo intenderà in modo proprio al suo livello. Io non ho niente contro nessuno. Sappiano che, per esempio, la rêverie... non è per niente il sogno ma il sovra-pensiero, la trasognanza, uno stato di trance che ho ampiamente sperimentato in Intervista col Vuoto. In ogni caso la creatività (lo stato di vuoto coscienziale) è sempre un qualcosa che assomiglia a uno stato di trance attivo, simile al surrazionale. Io rispetto tutti, certo, ma a tutti dico che non sono uno normale; perché lo dico? Perché quando non è vuota empietà, a me, di tutti, interessa solo la loro follia, se ne hanno… almeno un po’. Certo che prendersi troppo sul serio… è una maschera che, a chi maschera non ha , fa un po’ ridere.

Dunque, a parte la perentorietà e l’assertività loro che ovviamente, come potete notare, ricambio, mi sembra che il ripulire la coscienza dalle cose ordinarie, dunque triviali e mondane, dunque la propria interiorità da ogni e qualsiasi volgarità e arrivismo inoculato dalla propria brama mondana, sia un atto Francescano da noi, (surranca)…  dovuto a tutti. Il Surrazionale come credo?... Serve principalmente a quanto detto sopra. Mi sembra invece che la loro sia una sorta di puerilità infantile ed emotiva la cui accidia dà ragione a Cohelet: tutto è vanità... vanagloria, superbia e meschinità. Invece ci vorrebbe molta meditazione e raccoglimento... Sì, l’ho detto e non per essere frainteso: il genere androgino, assimilabile al mito dei due gemelli, è la simbolizzazione “alchemica”, un po’ il feticcio del surrazionale attuativo, che a sua volta è il superamento di questo mito altrimenti egotistico e solo puerile, acerbo e infantile. Questo è vero, solo su un piano mitico-esoterico, quello di una dimensione interiore e psichica, che esula sempre dalla propria genitalità: una dimensione dunque non corporea, come invece lo è questa epoca. Tale dimensione non può essere usurpata da nessuno a farne il baluardo della propria fisicità ed egotismo, a nutrire un io già ipertrofico, appunto, corporeo e volgare, dunque introiettato e ingordo che ha come assioma vanificante ciò che dice anche Žižek confermando Lacan, ossia che, in questa falsa epoca: l’imperativo, oggi, è godere

Dunque sì, certo, li ho aiutati, abbiamo parlato a lungo, ho dato loro tutte le informazioni possibili, tutte quelle che avevo ma, cosa ne hanno fatto loro? Sono subito diventati arroganti e autoreferenziali, citando una mia opera sul mito dei gemelli (opera del ’73)... Volevano diventare famosi subito, ecco! Non sanno che quando si inizia a perdere il proprio io, si diventa positivamente demenziali?!! Invece per loro, l’apparire!... Ora e subito. Per carità, no! Certo che altrimenti non li avrei mai lasciati al loro destino, così come poco dopo sono stato costretto a fare; ma con tali loro presupposti... Così il mind clearing: libera da tutti i nostri pregiudizi, sia positivi che negativi. Hanno però commesso tutti gli errori possibili, come per esempio (dettata da loro stessi) la storicizzazione di un movimento non ancora in essere, perché tale mai potrà (essere)... E dire che fra loro c’era anche uno storico...

Da un dialogo tra Miss Applegate, Joseph Beuys e Paolo Navale. Londra 1986.