13) - Frank Smith: sul Surrazionale 1986

13) -  Franky Smi’ ì (Smith?). Il surrazionale come termine di paragone? Arte, filosofia, o critica-sociale?

Paolo Navale: ... etica, non estetica; la seconda è una deriva che sortisce dalla prima e viceversa. Il surrazionale potrebbe semmai essere un consesso critico della realtà, eventualmente solo di tipo filosofico, ma ripeto... non ce n’è proprio bisogno. Questi i termini del surrazionale: è la ragione al di sopra della stessa realtà così come da noi percepita anche attraverso i nostri strumenti prettamente legati alla indagine scientifica. Tutto ciò che non supera il secondo principio della termodinamica, tutto ciò che è dell’ambito ristretto delle nostre percezioni non può essere surrazionale. L’analisi contestuale al non- (nel senso orientale del termine), per esempio nella scienza, non è sin qui mai stata surrazionale (ossia capace di vedere contemporaneamente due aspetti contrari dello stesso evento) ma purtroppo solo contestuale, ossia razionale. Nell’analisi la mente razionale non può di per sé superare i parametri neuro-linguistici che le sono propri e di cui perpetua la replica proiettando tali strutture sulla realtà che non è in grado di recepire interamente. Da qui, il limite della mente umana, i suoi parametri o strutture, non sono quelli dell’infinitamente sottile né quelli dell’infinitamente grande e i due ordini cercano una loro congiunzione. La nostra mente è estremista e si trova, per così dire, in mezzo ai due ordini che sono le due forze che la compongono. Vedi la teoria dei quanti che senza darsene una ragione, senza riuscire a spiegare con coerenza i paradossi che le son propri, conferma esattamente il concetto di surrazionale e le precise difficoltà che questo mette in luce rispetto all’osservatore che non è all’altezza, dicevo... di leggere l’universo. Neanche con strumenti appropriati. Che l’universo interiore, superi le nostre capacità emotive e percettive, non è ovvietà che ci sorprende. Lo zero neutro polare è il verbo del mio concetto di surrazionalismo. La realtà non è interamente ascrivibile alla razionalità umana, né i sensi possono definirla così come abbiamo fatto noi sin qui, attraverso il nostro diniego. Questa “civiltà” ha prodotto tutto, solo e soltanto per sostanziare il super-ego, quello carnale e addirittura dei mediocri la tracotanza, la vanagloria, il sopruso, la prevaricazione, il protagonismo in atto e per sostenere tutto questo: l’infida ingordigia. L’egotismo nostro, pateticamente così umano e che con ostentazione continuiamo a mettere al centro dell’universo non può essere nemmeno al centro della nostra identità personale, della nostra aurea esperienza, perché di questa, l’io ne promulga la totale sopraffazione. 

Il surrazionale combatte l’io e quest’ultimo è il contrario del surrazionale. Inoltre poiché ogni definizione è una proiezione dell’io, il surrazionale attuativo non ha definizioni, non contempla delimitazioni, dunque non può essere sottomesso all’io che per definizione è circoscritto in sé, e tutto deve definire a sé e vivere solo per sé stesso. Caparbio? L’io delimita da e per sé stesso tutto il reale e come la mente umana, sua artefice, replica e registra della realtà solo reiterazioni di sé, introiezioni e proiezioni vane. L’io non può librarsi nell’infinito che invece lo rinnega e che l’io stesso confuta come limite anche esistenziale e che non è altro che quel finito illusorio, delimitato dallo stesso io, che di conseguenza è positivista e riduzionista.

Franky Smith. Colloquio con Paolo Navale. Londra 1986.