14) - Noelle Houston: il Surrazionale come pratica di redenzione 1986

14) - Noëlle Houston: il Surrazionale come pratica di redenzione.  

Paolo Navale: ... fu Leonardo che in germe iniziò il “concettuale” parlando per primo di arte mentale, concetto che credo non voglia dire solo che trascende il verismo del bulbo oculare. Un’arte mentale: non significa della mente dell’osserva-tore, ma propria della mente che sta dappertutto e che un tempo era detta anima mundi. Altra accezione, della dicotomia animus/anima, ora risolta, cara al surrazionale di oggi inteso essere il valore neutro dell’universo, che genera tutto in sé, e che dal tutto genera sé stesso, neutralmente. Dunque sur, al di sopra, sì, ma ancora, domanda: sopra cosa? Non finiremo mai di porre in termini diversi questa stessa domanda. Al di sopra della materia ... del materialismo storico? Si dice che ogni concetto può depauperare sé stesso solo promulgando il proprio “ismo”. Qualsiasi -ismo, qualsiasi definizione è un prodotto del nostro io. Il trascendentalismo (inizio dell’ottocento), così come pure l’immanentismo, correnti già esistite e che forse non solo per caso, sono ciò che il surrazionalismo sarebbe stato ma che per fortuna sua (e per fortuna di quegli artisti mediocri che il termine hanno a loro modo usurpato a Londra come a Berlino), non è davvero mai stato: un movimento. 

Il concetto di “surrazionalismo” (Überrationalismus) viene espresso per primo da Musil in un saggio del 1921 (“Spirito ed esperienza”) ma non solo per volontà ultima dello stesso Musil rimane un fatto: il termine in questione non può essere un movimento. Qualsiasi persona appena un po’ accorta, saprà che l’essenza del termine surrazionale sta proprio nel suo essere concetto indefinibile che nell’accezione duplice del suo significato, dall’alchimia alla moderna scienza, nonché oggi come non mai, attraverso il sovrasensibile, è parte sottile e dunque non imperante della storia e tutto questo senza mai manifestarsi per davvero. Dunque non più l’impero, un concetto retrogrado, che l’Italia ha lasciato dietro di sé ben 2000 anni fa, ai negletti invidiosi e alla loro meschinità che mai faranno la storia. Il concetto di surrazionale, richiama a sé l’intangibile come immanenza, oggi direi io, il super-sottile; condizionando così il corso degli eventi e ciò che gli eventi fanno di non- (di non grossolano), nel senso non solo del sovra-mentale, ma soprattutto, prima ancora, anche nel senso originario, orientale, del non-  . Il non-attuativo insomma, dunque come dicevo, nel senso del non-io e del non- essere. Il surrazionale evolutivo ribatte fra l’altro, la confusione oggi divenuta estrema tra desiderio egotistico (o appagamento della propria invidia) e diritto universale. Ma nessuno è ancora andato più in là di Eraclito quando ammoniva che “il risveglio apre ad un mondo comune” ossia condiviso per il bene di tutti, mentre “il sonno ad un mondo solo proprio” e ai mostri che ne derivano (come la depressione). Il surrazionalismo non deve essere fazioso ma deve controbilanciare gli estremismi della persona e sia pur inclusivo quanto può, deve altresì essere esclusivo quanto necessario. Una società è in totale decadenza quando inizia a confondere desiderio egotistico con diritto. Pensateci bene voi che vi lasciate emotivamente affascinare da ciò che Bachelard ha coniato a nuovo: per secoli, il concetto relativo al non-io, fu parte del pensiero profetico delle tradizioni non solo dell’estremo oriente. Da qui (almeno sino a Eraclito e poi Plotino) tale concetto influenzò molto la Grecia antica. Oggi si può dire che abbinati, gli opposti danno origine a una sorta di tensione energetica; tutto il resto è decadenza. 

Dicevo, il surrazionale è un termine che con un’immediatezza senza precedenti, rimanda alla sola domanda possibile: cosa trascende e di quale immanenza è espressione? Di fatto, l’intangibile, è il reale nella sua essenza. Noi vediamo solo uno spettro molto limitato della realtà che, come per la coscienza - compito dell’arte - bisogna amplificare sempre di più, ed espandere. L’intangibile, l’ultra-sottile, l’ultra-nominale è ciò che a differenza dell’arte, la scienza non è nemmeno ancora riuscita a immaginare, ma è tale da superare i nostri sensi e confini, ponendosi così al di sopra di tutte le categorie dell’intelletto e così come già rimarcavano alcune branche della scienza, le categorie dell'intelletto (vedi i miei appunti per Intervista col Vuoto ) sono tutte pertinenti al secondo principio della termodinamica, così come lo sono per esempio la vista o il nostro senso dello spazio. Poiché insieme all’io, la stessa ragione è in Occidente cosa suprema, credete forse che le categorie dell’intelletto siano mai state superate e se si, (a parte l'arte che è categoria a sé), da che cosa queste categorie sarebbero mai state superate? Lo ripeto, oltre al nous che per esempio Anassagora (496 a.C. - 428 a.C.) definisce: ”l'intelligenza cosmica che dirige la materia senza mescolarsi ad essa”, il rimando è comunque alle filosofie orientali e a partire dagli anni “20 del 900 , non più alle filosofie occidentali ormai serve di una nostalgia imperialista e desueta. Il sunto di quanto sopra sta a significare la fine del classicismo, la fine della geometria Euclidea e della applicazione di questa alla realtà. La fine del computo binario e con la fine di tutto questo, attraverso l’affermazione del trascendentalismo Kantiano, il superamento, supra, sovra, oltre, sur... delle categorie aristoteliche. Superamento di cui il surrazionale è strumento e sintesi, che si pone come scienza dell’intangibile e rappresenta già in atto la fine della scienza classica, dunque del pensiero tardivo e solo per fare un esempio: il surrazionale rappresenta l'inapplicabilità della matematica al reale o meglio allo stesso zero, al valore neutro, assioma di fondo quest’ultimo, di quanto confutabile sopra.

Conversazioni sul Buddismo. Paolo Navale. Londra 1986. (Da note sparse, rivisto 2016).