17) - Janis Good: sul Surrazionale. 1997.

17) - Jans Good. Il Surrazionale implica connotazioni Ying e Yang, come sunto dell’antica Cina, il Libro dei Mutamenti?

Risponde Paolo Navale: ... risposte Junghiane, certo! L’oriente non è di Jung! Nell’eccezionalità della sua vicissitudine Bachelard criticava la cristallizzazione schematica e scientista del pensiero determinista, espressione dell’ottocento buio e decadente e dell’assolutismo come strumento di dominio. Passa poi invece al “sensibile” che, dell’ambito umanista, non è certo astratto ma relativo e permea tutto senza mai sopraffare nulla. Figurarsi però, dal Dadismo in poi, quanto conta, non solo in arte, quell’aggettivo che troppe persone comuni, parlando dei loro gusti personali e certo non trascesi, si ostinano a credere sia il bello, che soprattutto oggi è confuso con il più sensuale “mi piace”, una sorta di vanagloria. Un’apostasia. Invece devo dire che l’estetica non esiste perchéò è un processo di transizione interiore! Esiste solo l’analisi dubitativa, di un fatto che solo in superficie è quello estetico. Morto il neo-classicismo imperante nasce una nuova epoca. 

Oggi, negare le avanguardie significa negare il progresso civile e sociale. Invece e non certo a posteriori, il carattere non- dualistico del surrazionale è soprattutto quel mentale di cui si diceva che, come nel Rinascimento, non è mai solo emotivo né solo soggettivo. Nessuno oggi si immaginerebbe di costituire una corrente emozionalistica dell'arte perché la cosa, anche in provincia, farebbe un tantino ridere. Il collettivo internazionale del Surr- è esoterico, ipotesi in divenire, nascosto, occulto. Solo un percorso, un processo lento, volto alla perdita del proprio io. Tutto questo è, certamente segreto (nessuno dichiarerà mai essere un surrazionalista in maniera aperta), ma il surrazionale non è un movimento. Un movimento sarebbe del tutto irrazionale (e non sur-razionale)… e se fosse un movimento, che incastra i suoi adepti, sarebbe per i mediocri di ogni categoria un riferimento solo ideologico. Non esiste atteggiamento surrazionale se non sorretto da una grande cultura della ragione e un più grande spirito e senso storico/critico di un’arte che, già solo di per sé sarebbe proprio il concettuale di quella “energie intellective” di cui ragionava Bachelard e, prima di lui, le avanguardie che si sono via via prospettate, in modo anche occulto soprattutto a partire dal Monte di Verità ad Ascona. Però, l’estetica cui anela il concettuale delle avanguardie storiche, non era per niente immune alle influenze della filosofia della scienza che già in quel periodo era, non solo travagliata ma già scissa e comunque non ancora divenuta tecnologicismo, privo come oggi, di autentiche risposte. La disunità tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo (tra relatività ristretta e relatività quantistica), è ancora oggi, inconciliabile. Anche Bachelard soffre della stessa scissione e chi, a parte me, di lui ne scrive, cerca nello specifico, il tertium datur (il terzo incognito?), il “terzo occhio”, che perlomeno, si spera sia di natura non solo simmetrica, ma anche semantica e profetica. Con il valore neutro dell’universo il surrazionale evolutivo ha già dato le sue risposte. Il mondo deve trovare la congiunzione tra gli opposti. Tale congiunzione non è, né mai potrà essere, quella tra l'irrazionale e il razionale. L’irrazionalità è la dimensione razionale quando quest’ultima ormai è del tutto decaduta, preda di un vittimismo la cui causa è principalmente l’estremismo emotivo. Il superamento degli opposti sta nella loro trascendenza. Qui non c'entra il connubio tra arte e scienza: lo ripeto, qualsiasi dicotomia che poi occorre superare è in origine, frutto di una nostra scissione interiore, quella dell’osservatore. Il superamento degli opposti è proprio quello inteso dalle filosofie orientali e già da più di un secolo è un argomento socratico, condiviso pure dall'arte e dalla scienza. Vedasi solo come indizio, ma molto rilevante, il dictum araldico dello stemma di Bohr: contraria sunt complementa. In ogni caso il termine animismo deriva dalla grande tradizione orale e religiosa, pre-classica del mondo (quella in auge prima che il mondo iniziasse a decadere attraverso l’uso della scrittura e del simbolo statico), e qui vi sarebbe la soluzione. Anche nella sua accezione più moderna il termine significa riconoscere che tutto... le piante, le acque, le pietre, l’aria, le stesse parole hanno un’anima, che pervade tutto, ma per esempio non la scrittura che come tutti i simboli, poiché descrive e definisce, anche spegne, delimita, cristallizza e uccide. Tanto è vero che ciò di cui si scrive oggi, se notate... domani... già non esiste più. Il tutto dipende dal tutto e ogni minima cosa determina il tutto.

Jans Good, Piero Siotto e Paolo Navale. New York 1997. Preparazione per la mostra 40° Parallelo, tenutasi poi a Nuoro nel 1998.