22) - Paolo Navale: sul Surrazionale. 2000

 22) - Paolo Navale: il Surrazionale antitesi di mediocrità, alveo dell’eccellenza.

Sono convinto che la mediocrità sia il più grande peccato e che ogni peccato e viltà derivino dall’essere mediocri. Eppure la Bibbia non contempla mai la mediocrità come l’origine di ogni peccato e blasfemia, né condanna mai la puerilità che nessuno di noi può permettersi. Solo questo mi rende agnostico e dunque quasi ateo. Compito dell’uomo, là dove può, è combattere la mediocrità imperante. Ci vorrebbero però più filosofi, con una certa caratura, come tutti quelli che si sono occupati sin qui di Bachelard, e le nuove leve fanno ben sperare. Peccato che, come quest’ultimo, troppi di loro, non sappiano quasi niente di arte concettuale delle avanguardie storiche e contemporanee di cui si ciba il surrazionalismo evolutivo, questo qui confutato, che prende piede infatti da Musil e non da Bachelard. Per il pensiero evolutivo, l’arte è più importante della stessa filosofia. La quale non può essere altro che evolutiva soprattutto rispetto ai propri maestri e comunque credo che quest’ultima, la filosofia, derivi quasi sempre dal “fatto estetico”, irrisolto. In questo senso Sebastiana Mesina mi spiega Borges: “quella parvenza di rivelazione che non avviene, è forse il fatto estetico?”  Che non avviene...  che ci chiama a sé, che in noi si confuta irriducibile, ma sempre inconfutabile, che noi non riusciamo a realizzare … e dunque,  ancora e ancora, proprio come in Bachelard, in noi sempre irrisolta. Lì vi è la congiunzione tra gli opposti, la realizzazione del sé, il processo d’individuazione. Se ci fosse un dio, questo emanerebbe solo eccellenza, ma siccome esiste solo la natura, questa, siccome è doppia, è anche paradossale, intangibile e immutabile, e dunque che lo si voglia o no, è tale da fare di ognuno di noi, esseri positivi e negativi nello stesso istante e sempre. Quanto sopra vale anche per i nostri padri putativi, ognuno con i propri limiti, ancora da collimare, in una polarità irrisolta che, posto il tertium datur, sarebbe suprema, nel senso di supremamente risolutiva, e che, se solo fosse contemplata in noi, sarebbe la realizzazione della dimensione del trascendente così come intesa, sia pure in gradi diversi, in tutte le tradizioni anche se sin qui irrisolte, come per esempio quella del ritorno del Cristo (il sole in Mitra) che ancora si fa attendere(?). 

Paolo Navale sul Surrazionale: Galleria Hans Leheman e Peter Saborowski. Berlino 2000.