23) - Roland Dale: storia del Surrazionale 2000

23) - Roland Dale: ... dunque il Surrazionale così come lo intendi tu, come energia intellettiva (e non come termine), ha una sua lunga portata?

Paolo Navale: ... è un avvento, un’epifania! Stando all’arte (non solo contemporanea), va subito detto che il concetto in questione, è un po’ come quello di cubismo (termine inventato chissà da chi e quando?), che il Lara - Vinca - Masini a pag. 10 del volume n. 8 della loro opera L'ARTE DEL NOVECENTO © Giunti Editoriale, Gruppo l’Espresso del 1989, “più per divagazione che per creare una vera ascendenza” cita: “i cubistici di Luca Cambiaso e Giovan Battista Bracelli”, collegando infine il termine stesso al rinascimento dove già, Leonardo citava un’arte mentale. Nonché il tedesco Erhard Schön e Wenzel Jamnitzer. Così è nel seicento, con Jan Vedremar de Vries e così via... sino ad arrivare, sempre meno “scherzosamente” a Cézanne. Tanto va per il cubismo, che proprio come il surrazionale supera la prospettiva rinascimentale, supera cioè il punto di vista dell’osservatore. Pur con varianti sue specifiche, il surrazionale è (non come termine ma come concetto) già in atto nel quattrocento e lo è con un ventaglio di significati la cui sintesi è oggettivamente espressa anche nel moderno vocabolario italiano (vedi per es. il Devoto Oli), che ne chiarisce molti aspetti già solo con il termine dicevo, di sovra-razionale adducendo che (quest’ultimo), “indica l’entità che trascende le forze e le leggi della natura e la sfera inaccessibile alla ragione o quella non riconducibile ai parametri della coscienza razionale”. 

Dunque il mondo non è veramente comprensibile dalla nostra razionalità, benché ci si ostini a volerlo limitare, a volerlo ridurre a tanto, ma è il vuoto mentale che, rinnegato l’io, trascende la persona interiore, realizzando, traducendo l’uomo al sé universale. Lo spirito ateo è un’accezione del surrazionale. Un ateo è tale in virtù della propria spiritualità. Per dirla banalmente lo space clearing interiore è necessario non solo per una ecologia della mente, che infatti  se lasciata a se stessa sarebbe capace di assorbire ogni merda emotiva le si profili; solo la ragione mette ordine interiore, ma lo stato di ragione non è ancora la dimensione surrazionale della mente. Rispetto alla spiritualità che le sarebbe congenita, non solo la nostra ragione, ma anche tutta la nostra coscienza, è ben poca cosa rispetto alla possibile ampiezza della dimensione coscienziale. Qui però la cosa un po’ si complica. Per reale oggi non s’intende anche lo spirito, non si intende per niente il super-sottile, quella dimensione che non è contemplabile dai nostri sensi né dai nostri strumenti di osservazione. In arte, si può sovvertire la mente, attraverso un escamotage della realtà o di senso... e, per più di un attimo, quanto ne risulta, ha la parvenza appena somigliante al non-essere, al super sottile. Non mi occupo di filosofia altrui, non ho riferimenti ideologici, ma come ogni vero artista, lascio che le cose accadano, mi occupo solo del mio vissuto e osservo dove questo mi porta: alla graduale perdita dell’io, alla realizzazione graduale del sé che esula dalla persona. In questo senso il surrazionale non contempla un osservatore, non ha una geometria individuale, e lascia che sia il vuoto ad avere in qualche modo coscienza di noi e di tutto il resto come espressione di sé, all’origine. Dunque, eccetto quando è patetica emotività decadente, l’arte che contempla il super-sottile è comunque realizzazione (e non rappresentazione) dello spirito coscienziale dell’universo. Pertanto, se lo spirito è ragione, dunque razionalizzabile, nel senso che lo si potrebbe spiegare con l’ultra sottile allora l’equivalenza tra spirito e ragione (tra natura e cultura) avrebbe come conseguenza che la ragione è spirito e che lo spirito è ragione. Dunque la contraddittorietà palese contiene in se l’enigma occulto. Nei miei lavori parlo di energie ultra sottili, di cariche infinitesimali, del reale che sta tutto (confinato) dentro lo zero; ma di cosa è fatto lo zero? Purché spirito... non svilito dalla mediocrità della materia pesante, lo zero è il surrazionale evolutivo, coscienza universale demandata in noi dal sé, esegeta del non-io: contestualità veggente. Ulteriormente, vedi oggi gli scritti, solo per fare un solo esempio tra i più illustri, di Roberta de Monticelli, relativi non al termine stesso ma indirettamente al concetto vero e proprio che il termine inquadra in sé. Scritti che non lasciano mai dubbi sulla complessità relativa al significato di immanenza/trascendenza (della realtà che sovrasta il mondo nel suo divenire). Ovvio il confronto che ancora e ancora sottintende: eccedente i termini della conoscenza razionale pur senza mai tradirne i principi. Una dualità questa, intrinseca al tutto, che del termine sovrarazionale è l'aspetto il più difficile da intendere. L'uomo, diceva Pascal, è tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo. Il fatto è che tutto sta tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo e che tutto è scambio tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo e viceversa.  

Dunque della frolla fine a sé stessa di certe regressioni emotive e decadenti di chi in arte si fregia del termine Bachelardiano di rêverie, vorrei fosse chiaro che sono soltanto velleità, mero capriccio, svolazzamento superficiale, usato per non vedere e dunque occludere, tutto ciò che relativamente al mondo e dunque a sé stessi, Bachelard ci ha regalato. 

Vorrei fosse chiaro: avere la sciolta e chiamarla arte, non è altro che avere la sciolta e chiamarla arte. Chiaro? No, non è ancora chiaro... Dunque per i mediocri lo spiegherò meglio: avere la sciolta emotiva (dell’emozione fine a sè stessa e dunque irrazionale) non significa altro che avere la sciolta emotiva e chiamare la cagarella che ne deriva, arte. Chiaro? Sulla nostra capacità tutta umana di produrre cacca tutti noi dobbiamo avere un certo ritegno. Dunque il surrazionale, ... diverso e opposto a sub-razionale non contraddice i principi della ragione, né userà mai i nostri labili sensi per palesare l’intero spettro attuativo della realtà. Sensi che con tanta boria invece assumiamo essere il centro assoluto del mondo: sbagliamo!

Paolo Navale. Colloquio con Roland Dale. Berlino 2000.