27) - Maria Lucia Bo: sul Surrazionale. 2003

27) -  Maria Lucia Bo: la vanagloria, la superbia non fanno certo parte della ricerca relativa al concetto in questione!…

Paolo Navale risponde: ... senza ricerca, il termine diventa blando, nessuna appartenenza, solo apparenza, dunque impostura. Altra traduzione che indica anche ai profani che il termine Surrazionale non può essere un logo, ma solo l’elemento aggiuntivo e utile di una più profonda ricerca interiore è come già detto, la sua declinazione più semplice cioè, lo spirito. Una spiritualità vissuta pienamente, atea, animista, … mezzo per combattere la sciatteria che oggi, pur di apparire, inquina tutto. Per l’allora volere del gruppo di Cholmeley Deane, Cholmeley Park, in London’s Highgate, la mia eredità è oggi portata avanti da individui singoli e senza mai (io invece sono stato costretto), lasciare niente di scritto (a differenza di Dada, per noi la scrittura svilisce il gesto) e così nessuno ha mai dato, del termine, una descrizione se non come impegno integerrimo di tutti (proprio di tutti gli artisti coinvolti), ad asserire che il concetto non dovrebbe mai essere violato dalla tracotanza di nessuno, come è invece stato fatto più di una volta e per di più con affettazioni dettate da prosopopea e alterigia come mezzo unico per acquisire ebbri di protagonismo, del narcisista... la tanto agognata fama. No! Sempre lo stesso: i mediocri hanno fallito! Arrogance goes out of history! Invece di stare con l’abito dorato dell’umiltà certe crapule mettono gli altri in condizioni di dover scrivere (cosa che per un artista è sempre ripugnante, deleteria, infatti ad ognuno il suo mestiere) e così che si è costretti a rinunciare a quell’ambito di silenzio meditativo, per il quale si è speso tanto impegno. Rinuncia, di quell’ambito, subìta solo per cercare di sopperire ai danni che quei mediocri hanno fatto a tutti con tutta la loro iattanza, violando i principi più intimi del termine, che ripeto è un termine universale, con connotazioni esoteriche e dunque segrete. Sempre parlando d’oro (metaforicamente l’oro interiore non è piombo), regola prima (regola aurea): la violenza psichica è l’atto più abbietto e meschino da perpetrare verso un’artista. Ovvero, mai toccare la ricerca fatta da altri, e impossessarsene con l’usurpazione dettata solo da vuota vanagloria, soprattutto se si considera il fatto che dovrebbe essere la galleria di riferimento a difendere i diritti dei suoi artisti (altri enti preposti per la difesa dei diritti di un artista non esistono) e non invece usurparne il potenziale per vanagloria e lucro. Il manifesto di un’artista è il suo credo personale che meglio sarebbe non venisse mai scritto. Discusso sì, scritto mai. Accezione del surrazionale è: non-apparire. Con questo intendo la ricerca del non-essere, una rinuncia al mondo (alla fama), per una più profonda ricerca interiore. Dunque per i mediocri, la deduzione a me sembra ovvia: anche se un’artista avesse “inventato” il manifesto, per esempio del Platonismo o del Neo-futurismo quello è il suo manifesto, di una vita intera... di cui vorrà o non vorrà parlare o condividere sino ad essere o non, pronto a farlo, quando e soprattutto come e con chi vuole. Aspettare i tempi propizi al progetto… che lentamente maturi la ricerca spirituale che vi è implicita e che si compia e dia i suoi frutti. Questo richiede un’interiorità molto raffinata, che in arte ha bisogno di moltissima esperienza, pazienza, garbo, rispetto e tantissima discrezione e soprattutto silenzio. Ovvero nobiltà d’animo: ... e per chi ne ha, senza essere costretti, per ragioni triviali a svilire niente, riserbo e discrezione. Dunque non la vanagloria del voler apparire e a discapito della propria mediocrità cercare no-matter-what, la subitanea fama. La petulanza. Ci sono valori che la ricerca di visibilità e l’egotismo narcisista negano e non possono contemplare.

Paolo Navale. Colloquio con Maria Lucia Bo. Frammento. Mamoiada 2003. (Testo rivisto nel 2012).