37) - Paolo Navale, note sul Surrazionale. 2011

 37) - Paolo Navale: ... il Surrazionale come modus vivendi, termine non scritto di tutte le avanguardie.

Vero è che gli opposti, sempre in armonica contrapposizione dialettica tra loro, si coniugano solo con la trascendenza, ma sul termine sizigiale così come da me definito, l’accademia della Crusca (che per inciso rimane solo un'accademia)si è già ampiamente espressa, dicendoci fra l'altro, che sul termine surrazionale l’accademia stessa raramente è interessata a francesismi di seconda istanza (o di parte), soprattutto se l’equivalente, anzi gli equivalenti, di surrazionale esistono già e sono ampiamente in uso nell’italiano corrente e senza suffissi equivoci o peggio fascinorosi. Ci voleva chi, per scrivere cosa mai voglia dire sovra-razionale? Chiederlo oggi al vocabolario come feci io stesso, anni e anni or sono, no? Si fa prima e non si chiama a raccolta nessuno che dovrebbe poi stare sull’attenti al cospetto del caporalato. Per quanto indefinibile, il termine non è senza attributi suoi specifici, oggi riscontrabili negli avanzamenti della scienza, ma indagati (vissuti) come prassi di una complessità ad ampio raggio e che palesa un modus coerente e nel tempo irreprensibile. Garanzia di ricerca stilistica per chi ne ha, basata sul rigore concettuale. Per esempio, l’esigenza dell’estrema semplicità del gesto e dell’azione performante è di rigore. Il surrazionale, non solo in arte contemporanea, è ciò che è prima di tutto esistenziale (che denota un iter, irrisolto ma vissuto). Così, poliedrico... ecclettico e interattivo, si definisce surrazionale un artista che fa uso di una grande molteplicità di mezzi espressivi con assoluta semplicità d’intenti, minimi e lineari, con anche un ritegno (non certo un rifiuto) tecnologico minimale. Un’attitudine che per lo più riflette il proprio esercizio spirituale essere inteso come arte, che sia però minima, “povera”... spartana, e si legittimi come regola che promulga appunto, uno stile... monastico. Tale è il dettato delle avanguardie, tale è il lascito di Bachelard, soprattutto con il suo amore “povero”, crepuscolare per il suo territorio: importantissimo! 

Tale è l’intento di tutti quei gruppi che del termine hanno fatto un uso direi silente e una regola ispirazionale. Infatti come dice Jankowsky sul cosmo: “La perfezione dell’eventuale essere supremo è compatibile solo con la semplicità ed il minimo sforzo ed è questo che renderebbe il tutto così eccezionale.”  Un’arte unica dunque, essenziale ed assoluta... ma per favore, che non sia solo etichetta, ma etica... e deontologia. V’imploro... onestà intellettuale! L’attitudine deve essere originale e l’arte che ne deriva non sia già vista e rivista in tutte le provincie del basso impero. Scialacquata al ribasso. Pertanto, andrebbe da se: il termine surrazionale (non mi riferisco a chi ne scrive in termini storico-filosofici, rispettabilissimi ), non è solo immanenza ma è soprattutto visione di quella stessa realtà che supera e dunque che non è mai traducibile, perché certo non è percepibile dalla insulsaggine dei nostri limitatissimi sensi...

Paolo Navale. Colloquio allo specchio. Appunti sul Surrazionale. 2011. (Testo rivisto nel 2012).