40) - Il Sizigiale, numismo o numinismo?

40) -  Il Sizigiale, numismo o numinismo? 

L’Ayyavalismo ebbe grande sviluppo all’epoca di Gandhi quando fu stabilito che il simbolo della religione doveva essere un fiore di loto sormontato da una fiamma bianca, detta numistica. Discutibile, l’origine di quest’ultimo termine che in Occidente è rapportabile al numen romano al quale preferisco il noumenon greco, di cui eccepì anche Kant.  Questo termine rappresenta il Sé astrale (e non individuale) ossia l’anima universale alla quale quella individuale è capace di ascendere trascendendo il mondano, il triviale e il materialismo. 

Da parte paterna la mia origine è Indiana, non sono un manicheo, credo nella capacità, insita nel metodo surrazionale, di trascendere la realtà, attraverso la congiunzione o equilibrio tra gli opposti e dunque di andare oltre le apparenze, metodo da me detto anche syzigiale. Anche le maree sizigiali5 hanno questo nome che in Europa approdò prima che altrove, proprio a Venezia. Fondamento di tutte le culture animiste e dunque pre-classiche, nonché oggi mentore della loro causa naturalista, il surrazionalismo evolutivo, detto anche attuativo, indaga, di queste culture, la loro espressione più alta: l’estasi, che, a differenza  di quella descritta da Plotino (e quella sperimentata - anche di recente - nei rituali dell’Argia) è qui intesa essere l’ascensione personale al sé. Ossia lo stato surrazionale per eccellenza: il valore neutro dell’universo. Uno stato anteriore all’io, che mi sono ben guardato dal descrivere ma che, siccome è l’equilibrio tra emozione e ragione, ripeto, non ha niente a che vedere con l’emotività e soprattutto niente con i sensi, di cui si ciba l’io, per esaltare se stesso. Questa esaltazione dei sensi, tanto puerile, è piuttosto l’eccitazione edonistica con cui, spesso, si vorrebbe confondere persino l’estasi mistica. Quest’ultima è semmai la risultante da una sorta di Kenosis, di vuoto, che ricolma gli elementi della loro stessa energia primaria e dunque della loro origine vitale, andata perduta nell’enucleazione dell’io egotico. Dalla perdita di quest’ulti-mo 6 risulta invece possibile una energia intellettiva che è principalmente data dal rifiuto, dal diniego e dalla sconfessione di ogni e qualsiasi estremismo, eccesso o esasperazione. Qui il sacrificio dell’io partecipa direttamente ad uno stato di ènnoia spesso inconsapevole. Non dunque la divinizzazione dell’individualità 

pensante, bensì, di là dal pensiero individuale, (attraverso il dissolversi della libido-immagine) nel Sé supremo sovviene uno stato di trascendenza extrasensoriale (che alcuni chiamano il “divino”) che riempie il vuoto lasciato dall’io. Qualsiasi esasperazione o eccesso del binomio, ossia dell’enantiodromia tra pulsione di morte e di vita, è una perdita di energie ultra-sottili, eteriche. L’emotività è la principale(?) dissipatrice di tali energie, che porta poi, di conseguenza, allo squilibrio funzionale del sé e dunque a ogni violenza invisibile (o meno). Violenza che, nonostante le fatue apparenze, è perpetrata, prima di tutto solo contro se stessi/e.7  

Da note sparse. 1999/2017.