Gianfranco Parmiggiani - Boom dell’estetica “surrazionale”

Sparpagliano topi-slogan non per schifare ma a mo’ di richiamo per la curiosità dei passanti ma nulla hanno a che vedere con le performance dei neo-futuristi; si ritrovano, un po’ di nascosto, nelle segrete degli atelier di periferia ma non tramano come un tempo i carbonari ed oggi le P2, P3 e P4. Al massimo come la S1. Derivano (provengono o ne sono le estreme “derive”?) dalle progressive destrutturazioni delle scuole artistiche ottocentesche eppure anelano ad una “nuova forma d’arte”, che sappia conciliare gli opposti. Apparentemente inconciliabili.


Sono quelli del movimento “surrazionale” (o sopra-razionale), corrente di pensiero e di espressione artistica (l’ordine degli elementi datela voi) che ha preso le mosse da Reggio e che, tomo-tomo, cacchio-cacchio, sta prendendo piede in tutt’Italia. Loro le chiamano “suggestioni” (come quelle del comune sull’area nord) ma è ormai un vero e proprio manifesto estetico. La prima mostra “surrazionalista” si è già tenuta a palazzo Casotti a Reggio ma l’ondata neo-sovra-razionalista non è certo destinata ad infrangersi sullo scoglio del conformismo. Ispiratrice e “pasionaria” dei neofiti surrazionalisti è Anna Paglia, nativa di Castelnovo Monti ma che vive a Cavola di Toano, instancabile gestrice della galleria d’arte “Metamorfosi”, oggi in piazza Fontanesi. E’ stata lei, nell’aprile del 2010, che assieme allo storico Franco Canova ed al musicista Marcel Cadoni, ha dato vita al suddetto movimento.

I tre rimasero “fulminati” sulla via di Navale, Paolo Navale autore di una personale proprio alla “Metamorfosi” nell’anno del Signore 2002.

Da allora decisero di rispolverare il termine “surrazionale”, neologismo coniato dal filosofo-epistemologo Gaston Bachelard, scomparso nel 1962. Termine inviso ai dizionari, in special modo ai fini etimologisti della Crusca; il Bachelard in sostanza nell’opera L’engagement rationaliste cercò di chiarire il concetto: un razionalismo dialettico che fonde i precedenti razionalismi quale risultato di un processo sia logico che matematico-scientifico.
Come si traduce in arte? Saperlo… fatto sta che i surrazionalisti reggiani si arrovellano sui principi e si arrabattono sulle tecniche. Con quale risultato? Deciderà il pubblico di volta in volta. D’altronde il gusto è sì opinabile ma il disgusto non è controvertibile. E se vedete un topino-origami o uno slogan d’arte morfologicamente a ratto, seguitelo. Potrebbe condurvi nel brodo primordiale della creazione informe.